Tra le tracce a disposizione degli studenti impegnati oggi nella Maturità esce fuori anche l’ambito tecnico-scientifico. L’argomento, molto interessante è “Quale idea di scienza nello sviluppo tecnologico della società umana”.
Queste le consegne del ministero della pubblica istruzione:
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Firenze, 11 giugno scorso. Ai laboratori del LENS (European Laboratory for Non-linear Spectroscopy) del polo scientifico di Sesto Fiorentino, dell’Università degli Studi di Firenze, i ricercatori guidati dal prof. Massimo Inguscio hanno riprodotto in laboratorio il fenomeno della Localizzazione di Anderson. L’esperimento è stato realizzato utilizzando un gas quantistico estremamente rarefatto intrappolato in celle fotoniche. Grazie al laser è difatti possibile creare una sorta di buca di potenziale nella quale vengono intrappolati i singoli atomi del gas, che in questo caso si trovava ad una densità di circa 10¹² 1/moli (basti pensare che il numero di Avogadro è attorno alle 10²³ 1/moli), ben inferiore dunque a qualsiasi gas presente in natura. Questo ha permesso di raggiungere temperature prossime al Kelvin senza che il materiale condensasse ed ottenere così il famoso effetto di localizzazione di Anderson, ovvero il momento di passaggio tra lo stato di conduttore a quello di superconduttore (volendo semplificare molto il concetto).
Le prospettive che si aprono adesso sono innumerevoli: sia dal punto di vista prettamente teorico, anche da quello pratico nella ricerca e nello sviluppo dei superconduttori e in generale della fisica quantistica.
Sembra che nemmeno l’invero polare antartico sia stato sufficiente per salvare la piattaforma di ghiaccio denominata Wilkins, situata tra il continente americano e quello antardideo, connessa alle due isole Charcot e Latady. Dal 30 al 31 maggio di quest’anno l’Envisat della ESA ha registrato la rottura di circa 160 km² di superficie ghiacciata che si è liberata nell’oceano andando alla deriva.
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13 Giu
Ancora un miliardo di anni
Ancora un miliardo di anni prima che la luminosità del Sole superi il 10% di quella attuale, gli oceani evaporino e l’atmosfera svanisca. Lo hanno affermato già qualche mese addietro due ricercatori, Klaus-Peter Schroeder dell’Università Guanajuato in Messico e Robert Connon Smith dell’Università di Sussex in un articolo del New York Times. Certamente il nostro pianeta continuerà ad esistere per gli altri 4-5 miliardi di anni, prima che il Sole si espanda e lo annichilisca completamente, ma la vita su di esso diventerebbe improponibile.
Quale futuro potrebbe allora attendere l’umanità?
Un nuovo studio solleva la scomoda questione di ciò che potrebbe accadere alla biodiversità quando le città copriranno per intero la superificie del nostro pianete. Le città, infatti, sono in costante crescita sia per numero che per estenzione. Si prevede che la crescita urbana creerà circa 350000 miglia quadrate di città strade, edifici e parcheggi per una superficie equivalente alle dimensioni del Texas entro il 2030. Secondo lo studio, di McDonald Kareiva e Peter McDonald questo trend porterà ad una perdita di specie e un ulteriore calo delle risorse naturali come acqua fresca.
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Qualche tempo fa parlammo dei telefonini e dei loro effetti sulla salute. In particolar modo evidenziavamo la pericolosità delle onde elettromagnetiche che secondo lo studio controverso condotto dall’esperto di cancro Vini Khurana potevano essere più pericolose del fumo o dell’amianto.
Dal Giappone ora giunge un video, al quanto inquietante, in cui 4 ragazzi riescono a far scoppiare chicchi di mais con le onde elettromagnetiche di 4 cellulari messi a croce. L’esperimento è stato replicato anche in Inghilterra mentre su Youtube spopolano video amatoriali a tema.


















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