eye385_320336a La chirurgia da speranza ai non vedenti, riuscita la prima operazione con l impianto di occhi artificiali
Alcuni chirurghi inglesi hanno portato a termine con successo la prima operazione che si serviva di “Bionic eye“, letteralmente occhi bionici, che in un futuro non molto lontano potranno essere presi in considerazione come la cura per ripristinare la vista alle persone non vedenti.
Ben due operazioni per impiantare questi innovativi ritrovati scientifico/tecnologici sono state effettuate ad altrettante persone non vedenti presso l’ospedale “Moorfileds Eye” a Londra.
Il dispositivo, unico nel suo genere, include al suo interno una videocamera e un trasmettitore montati su un paio di occhiali. Il tutto è collegato ad una retina artificiale che trasmette le immagini in movimento al cervello direttamente attraverso il nervo ottico, permettendo così al paziente di vedere, seppur con non poche difficoltà.


La ricerca è ancora in atto, gli scienziati si sono prefissati l’obiettivo di creare un impianto che abbia complessivamente dimensioni tali da poter essere inserito all’interno del globo oculare, rimpiazzando così il tessuto naturale con una tecnologia artificiale.
Un progetto ambizioso ma non utopistico, che entro 3-5 anni dovrebbe giungere a compimento.
l’ “Argus II Retinal Implant“, questo il nome con cui è stato battezzato il dispositivo, utilizza come detto prima una videocamera per catturare le immagini. Queste vengono in un secondo momento convertite in impulsi elettrici e scambiati con l’impianto situato dietro la retina, al cui interno sono presenti degli elettrodi in grado di decodificare il segnale in immagini bianco e nero e di inviarle al cervello tramite il nervo ottico. Più sono gli elettrodi, più sono le informazioni ricevute e scambiate con il cervello, e di conseguenza la capacità visiva sarà più o meno sviluppata.
Ms Moorfoot è stata la prima paziente ad essersi sttoposta all’operazione. Nel suo occhio sono ora presenti 16 elettrodi (relativamente pochi, nei prossimi interventi si pensa di passare ad impianti composti da 1000 elettrodi) che le permettono di condurre una vita “normale”.

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Autore: Seroban
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