Come Come abbiamo già visto nell’articolo di qualche giorno fa il fotovoltaico offre innumerevoli vantaggi e presenta altrettanti pregi, ma come ogni medaglia che si rispetti anche questa ha una faccia meno bella da voltare.
Tra i principali difetti che balzano immediatamente agli occhi anche dei profani vi sono:
- Il prezzo al kWp (chilowatt di picco) installato
- Le dimensioni dell’impianto per kWp
- Il recupero dell’investimento
Come si è già detto per ogni kWp è necessario spendere in partenza circa 7.000€ e disporre di una superficie di almeno 8mq. 1 kWp di fotovoltaico produce Italia in media dai 1.200 ai 1.600 kWh/anno, a differenza che si sia scelto un impianto fisso a terra oppure a inseguitore solare. Presi in considerazione questi dati ed il cosiddetto metodo dello scambio sul posto, il rientro economico dell’investimento, senza incentivo statale, si avrebbe non prima di 25-26 anni circa. Perché il fotovoltaico sia dunque economicamente conveniente, allo stato attuale, è necessario che vi sia uno Stato che incentivi la costruzione di questo genere di impianti e dia dei contribuiti agli utenti proprietari.
Fino al 2007 il contributo era in recupero di una certa percentuale dell’investimento dalle tasse versate nell’arco di 3-5 anni, con il decreto del 29 febbraio 2007 è entrato in vigore invece il nuovo Conto Energia sul modello tedesco dove anziché premiare l’investimento stesso sul fotovoltaico se ne premia la produzione, versando un incentivo al kWh prodotto dall’impianto che varia attorno ai 35-49 centesimi di euro, a seconda dell’integrazione architettonica dell’impianto.
Proviamo a fare allora una breve simulazione sull’investimento. Ammettiamo di installare 3kWp di fotovoltaico, parzialmente integrato sul tetto di un abitazione. Abbiamo installato 3kWp per sopperire ad un consumo annuo di circa 3.700 kWh. Il costo dell’energia è di 0,18€ circa al kWh acquistato, l’incentivo corrispondente sarebbe di 0,44€, il nostro impianto produce in media 1.200kWh/anno per kWp. Il costo dell’impianto al kWp è stato di 7.000€, dunque 21.000€ complessivi.
La produzione complessiva dell’impianto è di 3.600kWh/anno.
Essendo il nostro fabbisogno di 3.700kWh/anno vuol dire che 3.600kWh/anno li preleviamo dall’impianto e 100kWh/anno dalla rete, che andranno ad incidere sulla nostra bolletta.
In entrata abbiamo dunque l’incentivo dello stato per kWh prodotto e il risparmio sulla bolletta per quello che abbiamo prodotto col nostro impianto. Nel nostro modello ogni anno avremo un entrata di circa 3.600*(0,44+0,18) € corrispondenti a circa 1.584€. Altrettanto ogni anno spenderemmo in bolletta circa 100*0,18€ equivalenti a 18€ all’anno. Il conto è presto fatto e vediamo come ogni anno avremmo un introito di circa 1.568€. A questo togliamo un 100€ circa di manutenzione ordinaria e contiamo una sostituzione dell’inverter dopo 10 anni con una spesa di circa 2.000€ extra. In 20 anni avremmo fatto poco più di 27.000€ a cui dobbiamo sotrarre i 21.000€ dell’investimento iniziale, ergo saremmo risaliti di circa 6.000€.
Indubbiamente saremmo ormai in pari, ma ci sono da considerare da un canto l’inflazione e dall’altro l’aumento del costo dell’energia che comunque ne ammortizza l’effetto negativo sull’andamento finanziario complessivo. Insomma tutt’altro scenario a quelli rosei proposti da chi promette rientri straordinari in 7-8 anni con raddoppio del capitale investito all’inizio.
In secondo luogo sorge spontaneo e non del tutto illecito il dubbio se lo Stato sarà capace di erogare l’incentivo per i prossimi vent’anni da quando noi abbiamo installato il nostro impianto. A differenza del vecchio sistema che garantiva un’incentivazione nell’arco di un quinquennio dall’investimento iniziale, in questo caso si parla dell’arco di 20 anni, che come sappiamo molto bene tutti non è proprio pochissimo. Per quanto sia da ammettere che allo stadio attuale delle cose lo Stato stia tenendo fede ai contratti stipulati, sia come somma di denaro prevista che come tempistica d’erogazione.
Lungi da questi dettagli restano poi le difficoltà del fotovoltaico applicato su scala globale. Per la sola Italia a livello energetico sarebbe necessario un impianto dalla superficie complessiva corrispondente alla Sardegna, ancor più se si considera che tendenzialmente sarebbe preferibile costruire condomini o grattacieli, anziché abitazioni singole, sia come impiego di risorse che come spazio occupato in un mondo dove ormai ogni metro quadrato di terra comincia a contare. In parole povere è una fonte di energia sì rinnovabile e pulita, ma non certamente la fonte definitiva per il futuro.
Qual è la morale della favola allora? Da quello che abbiamo visto un impianto non ci farà perdere soldi e verrà ripagato dagli incentivi, però nessuno si aspetti di farci guadagni straordinari e ancor meno possiamo sperare che nel fotovoltaico risieda La Soluzione per il futuro.
Il fotovoltaico è UNA DELLE soluzioni per il futuro, ma non certo quella definitiva, unica ed assoluta, ed è qualcosa che se viene fatto dovrebbe essere scelto perché si crede che salvare il nostro ambiente, l’aria che respiriamo e le risorse energetiche di questo pianeta, sia un investimento ben superiore all’aver moltiplicato 15-20 mila € in 20 anni. Nel frattanto speriamo che la ricerca prosegua e si trovino soluzioni alternative, adeguate alle esigenze di tutti, soprattutto dei paesi in via di sviluppo e che, come una volta auspicò Nikola Tesla, si possa arrivare ad un mondo dove ci sarà energia libera e gratuita per tutti quanti. Forse è solo un sogno, ma crederci certamente non farà male.
Categorie: ambiente, clima, energia, tecnologia
Tag: costi, difetti, energia alternativa, fotovoltaico, pregi


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